05
Ott
09

La grande crisi del 1929

La grande crisi del 1929

Incominciamo subito col dire, tanto per sgombrare il campo da qualsiasi fraintendimento, che il liberismo non esiste. In un regime di libera concorrenza il pesce grande mangia il piccolo e inevitabilmente si arriva al monopolio. Il liberismo è morto ed è stato sepolto tanti anni fa e ha preceduto nella tomba il comunismo, sempre che questi sia morto e non dormiente, sessant’anni prima. Il liberismo è morto nel 1929 e con la sua morte ha trascinato con sé nella rovina milioni di persone. Il suo modo di essere il famoso “laissez faire” la dice tutta su cosa ci si potesse aspettare.
…lo Stato doveva ritornare al classico “laissez faire”: dalla libera concorrenza avrebbero tratto vantaggio sopratutto i consumatori. E i fatti, pensò con sarcasmo, erano così evidenti! Da diversi anni i più importanti gruppi industriali si erano buttati a capofitto sul settore agro alimentare, e cosa era successo? Che i passaggi della filiera agricola si erano come per incanto moltiplicati, e si commetteva peccato mortale a pensare che, tra l’agricoltore e il commercio al dettaglio, le maglie fossero troppe e legate dalla stessa catena di potere! Ormai i controlli di un tempo non esistevano più. Chi aveva consentito che ciò avvenisse, e perché? La risposta era fin troppo ovvia. Ecco ora si era arrivati al dunque, pensò Salvatore, che aveva da subito contestato il neo liberismo. Avrebbero fatto meglio a tenere lo scheletro nell’armadio e invece eccolo vivo e vegeto a ispirare la politica economica mondiale, roba da non crederci!…(considerazioni di Salvatore Spanu, da “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa”, ed. Tracce Pescara, 2005.)
Negli anni venti, e non solo, l’America grazie alla limitata popolazione e alle enormi estensioni di terreno produceva grano in abbondanza che soddisfaceva i bisogni interni e l’esportazione. L’Europa invece ne aveva bisogno e costava meno importarlo che acquistare quello prodotto nel vecchio continente. Ma i coltivatori di grano dei vari stati europei viste le prime avvisaglie di quella concorrenza che li avrebbe portati presto sul lastrico fecero pressioni sui loro governi per mettere dei dazi in ingresso al fine di rendere il prezzo del grano importato poco competitivo. E così fu e fu l’inizio della grande depressione. Il limitato acquisto di grano innescò una spirale inarrestabile di recessione e non solo in America. In Europa la carenza di grano portò prezzi più alti. Ora col grano l’America pagava i beni, minerari, prodotti industriali e di lusso. di cui abbisognava all’Europa, senza la vendita era costretta a privarsene. Il grano rimasto invenduto portò gli agricoltori ad abbandonare i terreni coltivati e così come in un effetto domino la recessione invase l’economia facendola sprofondare sul baratro della depressione. Le banche allarmate, capita l’antifona “ avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione” ( Emile Moreau, Governatore della Banca di Francia, febbraio del 1928 ). Dando così il colpo di grazia a un’economia che invece andava sostenuta. Questa in sintesi, che chi vuole può comunque sempre approfondire, la causa del crollo della borsa di Wall Street. In un mondo in abbondanza morirono di fame e di disperazione migliaia di persone Perché sto dicendo tutto questo? Perché il diavolo ha diversi modi di presentarsi ma benché si travesta da agnello sempre diavolo è! Sul legame fra questo preambolo e i nostri giorni vedremo al prossimo post.

Pietro Atzeni

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1 Response to “La grande crisi del 1929”


  1. 1 walter
    ottobre 6, 2009 alle 2:55 pm

    1929… siamo nel 2009 ma niente è cambiato, anzi se allora il sistema economico sociale era solo parzialmente sotto il controllo delle banche
    d’affari, oggi si può dire che lo è totalmente a livello mondiale.


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