Archivio per 26 maggio 2010

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“Le verità di fango”, intervista

Vi propongo uno stralcio dell’intervista, che ho rilasciato a Nicola Salati del mensile “Il buco1996”, sul mio ultimo lavoro, il romanzo “Le verità di fango, enigma rosso”. In questa intervista, tra le altre cose, espongo una teoria economica che ci fa ben capire che la cosiddetta crisi di questi giorni altro non è che una conseguenza di scelte ben studiate da un gruppo di potere per tenere sotto scacco gli Stati. Chi volesse può leggere l’intera intervista e anche gli altri interessanti articoli nella versione pdf che segue Il buco 1996 

 A un certo punto del romanzo esponi una teoria economica molto intrigante. Ce ne parli? Con grande piacere, anche se mi rendo conto che ad esporla così si perde la parte migliore, si perde il pathos della genesi, dello sviluppo, della elaborazione e della divulgazione al mondo da parte di Salvatore Spanu, e, credimi, sono tra le più belle pagine dell’intero romanzo. Veniamo alla teoria. Poniamo che il nostro già indebitato Stato, almeno così ci dicono, decidesse di indebitarsi ulteriormente prendendo a prestito 100, per comodità, coi quali assumere personale, finanziare opere pubbliche e servizi, se i giochi fossero puliti non solo potrebbe restituire i soldi chiesti in prestito ma ne avrebbe anche di più, e ora ti spiego perché. Per effetto degli investimenti di cui sopra, personale, opere pubbliche e servizi, un numero maggiore di persone avrebbe il lavoro, lo stipendio ed entrerebbe nel circuito benefico dei consumi. Potrebbe quindi arredarsi la casa, vestirsi, fare la spesa etc con grande beneficio per l’industria e il commercio e, ovviamente, ulteriore occupazione. La spendita di questi 100 farebbe tornare alle casse dello Stato il 20% di Iva, quindi 20. Ma se c’è chi spende c’è anche chi riceve, che potrebbe decidere di ristrutturarsi la casa, e in questo caso lo Stato potrebbe recuperare 16 e cioè il 20% di 80, visto che 20 li ha recuperati al primo passaggio. Da questo secondo passaggio ritornerebbero allo Stato 16 di iva, infatti 16 è il 20% di 80, per cui 80-16=64, che è ciò che lo Stato deve ancora recuperare. Il muratore che ha ristrutturato la casa potrebbe decidere che è arrivata finalmente l’ora di regalare alla moglie il vestito che da sempre desidera, per cui avendo lavorato, e non avendo guardato le stelle, porta la sua dolce metà alla boutique per realizzare il suo desiderio e acquistare il capo firmato. Da questa spesa ritornano allo Stato 12,80 di iva che è il 20% per cento di 64 e rimarrebbero da recuperare per lo Stato 51,20,e così di seguito. Ora è evidente che se non intervenissero altri fattori allo Stato ritornerebbero tutti i cento euro presi in prestito, ci sarebbe maggiore occupazione e meno problemi, ma non solo. Ritornerebbe anche il 23% di chi non pagava le tasse per mancanza di lavoro e stipendio e chi le pagava con l’aliquota inferiore, per effetto dei maggiori incassi, pagherà l’aliquota superiore. Lo Stato, visto che i beni e i disoccupati esistono, si dovrebbe veder ritornare nelle proprie casse i 100 chiesti in prestito e in più le tasse! Ma perché nella realtà questa catena virtuosa non ha modo di svilupparsi? Perché nella realtà alle banche, i veri autori di tutto questo sfascio globale e creditori del nostro debito pubblico, torna più utile uno Stato indebitato: ecco il vero fine della globalizzazione, sottrarre, nei modi che noi tutti conosciamo, la moneta dalla circolazione dirottandola all’estero e non immetterla, quando anche fosse possibile, perché lo Stato italiano prende in prestito i soldi che le occorrono per ottemperare ai propri compiti e paga il 2,50% di interessi annui alle banche e in trent’anni raddoppia. E’ ovvio quindi che lo Stato è una fonte di reddito sicura e lucrosa da tenere sotto scacco con delle politiche economiche adeguate alle quali provvede con oculatezza il Parlamento, sotto le direttive e il controllo vigile di Bruxelles. La sovranità dello Stato viene minata due volte, la prima nel consentire alle banche di essere titolari dell’emissione della carta moneta e la seconda consentendo ai politici, che agiscono in nome e per conto del popolo, ma non solo da noi come abbiamo visto, di agire a vantaggio delle lobbies di potere che li appoggiano e di essere di fatto il loro aguzzino.