Archivio per settembre 2010

30
Set
10

A Atzeni e Cadeddu “il Miglior libro”

Si è conclusa la 5^ edizione del Festival Letterario di San Bartolomeo la lunga maratona culturale al Lazzaretto di Cagliari, diventata capitale del libro per tre giorni dal 24 al 26/9/2010. Premiati per la narrativa Alessandro Carta, allenatore dei portieri delle giovanili della Lazio, per il racconto: “Orco baleno”; e Mirella Degortes per la poesia, in sardo e in italiano, “Deo e fiza mia”.

Durante la serata è stato scelto il Miglior libro tra una rosa degli oltre sessanta presentati. Hanno vinto ex equo Pietro Atzeni, per il romanzo “Le verità di fango, enigma rosso” edizioni Cinquemarzo,

 e Gianluca Celestino Cadeddu per “Labirinti alla menta”, La riflessione, che hanno preceduto le opere di Mario Faticoni, Cecilia Tasca e Pedru Cruccas etc. Poiché il regolamento non prevedeva un ex equo si è resa necessaria l’estrazione a sorte per decidere a chi tra Atzeni e Cadeddu dovesse andare il premio in palio, una litografia della pittrice Filomena Gambula. L’estrazione, per mano del noto criminologo Ruben Sharif De Luca, figlio del celebre Omar Sharif, ha premiato Pietro Atzeni.

Ora usciamo da questo tono impersonale e giornalistico e lasciatemi dire che la soddisfazione è grande. Buona serata a tutti.

Pietro Atzeni

15
Set
10

Inseparabili

Inseparabili

 

No non sarei più io

se tu non ci fossi

né saresti più tu

se non ci fossi io

siamo due cose

eppure solo una

come la luna del cielo

e la sua luce

senza te

buio pesto

inseparabili

e senza me

che notte è?

 

Pietro Atzeni

07
Set
10

>Clochard senza volerlo

>

Clochard senza volerlo
Ovvero un disoccupato finito in rovina


Sono con te
che mattone su mattone
costruisci le case
sono con te
che lavorando il legno
le arredi
sono con te che le illumini
con te che dai l’acqua
sono con te
che produci il cibo per vivere
con te che me la tieni pulita
sono con te
che dai istruzione
con te che vigili sulla nostra sicurezza
sono con te
che ti prendi cura della mia salute
sono con tutti quelli che lavorano
per rendere la nostra vita più gradevole
sono con voi
ma sopra tutto con quelli come me
uscivo al buio
e al buio rientravo
e ora
clochard senza volerlo
ho lavorato tanto
pagato lautamente questa politica
che avrebbe dovuto tutelarmi
ed è stata di fatto
il mio aguzzino

Pietro Atzeni

06
Set
10

Lo yoga e le sue origini

Lo yoga e le sue origini

 

Molto spesso leggiamo sui giornali che tal personaggio ha incominciato a praticare lo yoga, che quest’altro ha con questa pratica, che prevede posizioni fisiche a volte complicate, cambiato in positivo radicalmente la propria vita e che continuerà a praticare questa disciplina finché avrà respiro. Dello yoga si sa tanto ma delle sue origini ben poco tanto che, per saperne qualcosa, bisogna ricorrere alla leggenda…

Si dice che un giorno, quando ancora esistevano gli dei, mentre Shiva spiegava a sua moglie Parvati i prodigi dello yoga un pesce curioso riuscisse ad ascoltare i segreti di questa disciplina. Scoperto da Shiva fu scacciato. Nuotò per parecchio tempo fino a che approdò in India. Non appena toccò terra si trasformò in uomo grazie allo yoga. Qui venne accolto nel migliore dei modi dagli indigeni che lo chiamarono Matsyendra, cioè Signore dei pesci, e lui per ringraziarli di tanta ospitalità insegnò loro le posizioni dello yoga, una delle quali porta il suo nome: Matsyendrasana. Il fatto di ricorrere alla leggenda dimostra l’antichità di questa disciplina le cui origini si perdono nella notte dei tempi. La yoga è una scienza vecchia molto vecchia. Non si ha, in effetti, una data precisa sulle sue origini, forse 5000 o addirittura 10000 anni fa. Se dare una data alle sue origini rappresenta un problema affermare che lo yoga è una disciplina di importazione per l’India è un fatto certo, dimostrato, appunto, dalla leggenda appena narrata. Il pesce altro non sarebbe…che dei navigatori scampati a un cataclisma (da Atlantide?) o scappati, per chissà quale motivo, da altra terra sconosciuta, che portarono con sé i segreti di questa disciplina, la cui conoscenza rende simile agli dei, ed è per questo che questa conoscenza è stata da sempre elitaria e si è trasmessa perciò da maestro ad allievo fino a che non ha avuto diffusione universale. Il fatto potersi trasformare da pesce in uomo dimostra le illimitate opportunità che offre il metodo a chi vi si applica con dedizione e fiducia. Un’ultima considerazione lasciando da parte la leggenda. La parola yoga in sanscrito significa “congiunzione” da intendersi in termine molto ampio. Congiunzione delle diverse anime di un uomo, da fondersi in un tutt’uno col proprio corpo e poi con l’universo esterno nella sua totalità. Vi chiederete quali condizioni straordinarie siano necessarie per praticare lo yoga con successo. Eccovi accontentati:

Lo yoga non potrà essere raggiunto:

né da colui che mangia troppo

né da colui che si astiene dal cibo

né da colui che dorme troppo

né da colui che troppo veglia.

Raggiungerà lo yoga colui che mangia e beve come si conviene, di cui tutti gli atti sono regolati dalla ragione e che sa equilibrare il sonno e la veglia. (da “Yoga pour chacun” di de Meric librairie generale Francaise 1968 tradotto in Italia da Garzanti 1971). Ecco, queste le condizioni fondamentali estrapolate dal Bhagavad Gita, il testo sacro dell’induismo risalente a circa 1000 anni avanti Cristo. Come si può vedere nulla di trascendentale ma semplici regole di vita che, a prescindere dallo yoga, dovremmo fare nostre.

Pietro Atzeni