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Il Colombo divergente

                                                                                 Il Colombo divergente

 

La vita è strana e indomabile e decide a suo piacimento la strada da intraprendere a prescindere dalla nostra volontà e dai nostri desideri. E’ strana non solo perché è un cavallo senza padrone che non tollera sella e briglie ma perché capita che, pur intraprendendo una determinata strada, ti porta altrove e a risultati, nel bene o nel male, inaspettati e a volte ragguardevoli. Nobel, pur non cercandola, trovò la dinamite e la scoperta gli pesò sulla coscienza per lunghi anni tanto che si dovette inventare il celebre premio per poterla quietare. La storia è ricca di queste scoperte casuali, dalla penicillina allo champagne, dalle patatine fritte al viagra, e in questo contesto ben si inserisce Colombo che, come si sa, cercava le indie e trovò invece l’America. “Il Colombo divergente” romanzo di Carlo Menzinger, Liberodiscrivere edizioni, è una ricostruzione ucronica della vita del grande navigatore genovese, ricostruzione che inizia sin dal suo concepimento perché in fondo è anche da lì, dalle origini, che viene condizionato il nostro futuro. L’autore ne segue minuziosamente e in maniera credibile e convincente le varie fasi della vita, dall’infanzia all’età matura, ricostruisce gli ambienti, la storia dell’epoca, Genova, il suo porto e le sue navi, l’amore infinito per il mare e più in là crescendo le donne, gli amori, ma fin qui nulla che non ci si possa aspettare da una ricostruzione di un personaggio in fondo tutto da ricostruire. Ne ricostruisce la folle idea di arrivare a oriente attraverso l’occidente, i personaggi che attorno a quest’idea ruotano, da Isabella di Castiglia a Ferdinando il Cattolico, le delusioni, le gioie, il lungo viaggio verso l’agognato sogno, e poi ancora la nuova terra, la sua bellissima e sconosciuta natura, i suoi abitanti e le loro strane abitudini, sempre seguito da un’ombra che ne sottolinea le azioni e che su lui sembra vigilare. Menzinger, in questa ricostruzione ucronica della vita del grande navigatore e del suo viaggio per le indie, a un certo punto dà, per usare un termine marinaro, una strambata e apporta una variazione alla vicenda che noi tutti ben conosciamo, variazione felice, che illumina di nuova luce tutta la storia, che conferisce grande originalità al romanzo, ipotizza cioè cosa sarebbe accaduto se Colombo arrivando in America fosse sbarcato più a nord e avesse incontrato gli atzechi. E’ questa forzatura che consente all’autore di approdare pagina dopo pagina a una evoluzione sorprendente della storia e ci porta a riflettere, in questa come in tante altre umane vicende, sulla vita. Qui mi fermo per non dire troppo e non sottrarvi il piacere e la sorpresa della lettura di questo bel romanzo. Un filo sottile separa ciò che accade da ciò che poteva accadere, la realtà che viviamo da quella che ci viene negata, un filo sottile che sembra teso da mani invisibili guidato da una regia nella quale siamo solo attori che credono di scrivere il proprio copione ma lo recitano solamente senza nessuna possibilità di improvvisazioni. La vita insomma ci vive lasciandoci l’illusione di viverla, grandi uomini compresi. Questo è in fondo il messaggio ultimo e profondo del romanzo “Il Colombo divergente”.

Pietro Atzeni

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1 Response to “Il Colombo divergente”


  1. gennaio 17, 2011 alle 9:16 pm

    Grazie. Fa sempre piacere leggere una bella recensione.


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