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Mar
11

Una storia italiana

Quella che segue è la lettera che ho scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, la posto non già perché sia esaustiva dell’argomento ma perché in breve condensa la storia travagliata della nostra emittente, nella speranza che altri che hanno avuto storie analoghe si facciano sentire e si mettano in contatto anche solo tramite commento, almeno inizialmente. Se qualche avvocato o qualche uomo di legge avesse la compiacenze di seguire la vicenda, e sopratutto i post che seguiranno che daranno un’idea molto più completa di quest’assurda storia, e volesse esprimere un parere sappia che sarebbe particolarmente gradito e tenuto in debito conto. Come potete notare ho omesso i nomi dei protagonisti, a parte il sottoscritto e mia moglie, e li ho sostituiti o con le iniziali o con lettere. Questo perché una mia amica avvocato mi ha messo in guardia sul fatto che potrebbero esserci ripercussioni dal punto di vista della violazione della privacy. Ecco, questo è il paese che abbiamo messo in piedi, puoi impunemente sottrarre danari che non sono tuoi, sbagliare una sentenza, e quindi distruggere un uomo e la sua famiglia ma guai a dirlo perché ciò violerebbe la privacy degli artefici! Ma che mondo è mai questo

Quartu Sant’Elena, 11-11-2009

Al Presidente della Repubblica Italiana

Giorgio Napolitano

Egregio Signor Presidente prendo a spunto le sue parole di qualche giorno fa con le quali invita gli italiani a non abbassare la guardia nei confronti della mafia visto che come lei stesso dice: “Esiste il rischio che le organizzazioni di stampo mafioso possano approfittare dell’attuale crisi per acquisire il controllo di aziende in difficoltà, con una invasiva presenza in tutte le regioni del paese”. Problema vecchio questo che periodicamente ritorna di drammatica attualità. A tal proposito credo possa essere meglio d’esempio la mia storia. Io, Atzeni Pietro, e mia moglie Cadoni Maria Carmela eravamo comproprietari dell’emittente televisiva locale Canale 60 sas, all’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge Mammì due soci decisero di uscire dalla società e ne subentrarono altri due X e Y. Pesò sulla loro scelta la frequentazione del padre Z, editore, con il palazzo del potere: contavamo su lui come cavallo vincente ma ci rendemmo ben presto conto che era un cavallo di troia! L’emittente così composta, con doppio amministratore Cadoni e X, diventò operativa onorando le disposizioni di legge. Andò avanti con i problemi classici di una azienda che si rifonda ma tutto sommato senza grandi debiti come dovrebbe risultare da qualche parte dal bilancio stilato dai revisori dei conti della Deloite e Touche. Per conto di chi controllassero il bilancio non è dato di sapere ma si può facilmente immaginare e questo immaginare era poi suffragato dal fatto che in coda all’atto notarile io e mia moglie risultavamo beneficiari in caso di concessione di 63.000.000 milioni delle vecchie lire dai soci entranti che non avevano affatto concordato con noi ma questo serve ad illuminare sull’esistenza di un mandante nell’operazione. Nell’agosto del 1991 mia moglie si è dimessa da amministratore in quanto vincitrice di un concorso pubblico e passò l’incarico a X. E da allora è per noi iniziato l’inferno. Dapprima il nuovo amministratore ha citato in tribunale mia moglie per appropriazione indebita di 70.000.000 di vecchie, accusa poi dimostratasi infondata che altro non era che un contratto pubblicitario mai evaso dall’emittente da lui amministrata, che assieme a tanti altri inevasi portarono in breve alla fame la società. Chiese dei soldi per fronteggiare l’emergenza, soldi che sistematicamente rifiutava di procurarsi lavorando e perciò noi ci guardammo bene dal dargliene ma a quel punto lasciò a casa il personale creando ad arte ulteriori debiti. Il fine lascio a lei immaginarlo. Dopo aver preparato questa situazione di necessità l’amministratore X decise allora di cedere un ramo d’azienda e cioè il segnale, o l’etere se preferisce, per 250 milioni di vecchie lire per far fronte ai debiti che lui stesso aveva creato e assieme all’etere cedette lo stesso personale che dalla Canale 60 sas passò alle dipendenze della Editel, che irradiava i programmi col marchio Super Tv. Facemmo opposizione col nostro avvocato G. M e richiedemmo al tribunale di Cagliari il sequestro giudiziario, perché una simile mossa significava la fine dell’emittente senza più personale né frequenza. Contemporaneamente X e Y chiesero l’esclusione mia e di mia moglie dalla società che fu negata dal giudice. E’ implicito nel suo messaggio, Signor Presidente, l’esortazione a resistere a un tal genere di sopruso, e noi così abbiamo fatto. Ma di altro avviso fu il giudice designato dal Tribunale Civile di Cagliari la Dott.ssa T. M. che rigettò il nostro ricorso, legittimando così una transazione ottenuta con inganno che ci danneggiava due volte. Infatti, malgrado la vendita, l’amministratore X continuò a usare i conti bancari della società garantiti anche dalle nostre fideiussioni, e quando le banche ci chiesero, stranamente solo a me e mia moglie, di reintegrare lo scoperto purtroppo non esisteva ormai più niente sul quale potessimo rivalerci come fideiussori! E così negli anni successive alcuni creditori e le banche hanno inutilmente bussato a cassa con la società per regolarizzare i conti visto che l’amministratore malgrado la vendita si era ben guardato dal farlo. Frastornati e con la casa in seguito pignorata non abbiamo avuto la testa per altro che per salvare il salvabile. L’essere quindi in balia degli eventi ci ha frastornati e impedito di valutare la situazione nel modo giusto, assillati da preoccupazioni drammatiche, d’altra parte a quello avrebbe dovuto provvedere il nostro avvocato il Dottor G. M. il quale se nulla faceva allora c’era da dubitare che non lo facesse nel nostro interesse? Negli ultimi anni, avendo sete di giustizia per questa vicenda assurda, ho provato a interessarmi direttamente, vista l’inconcludenza del nostro avvocato, che non si pensi dovuta a inadempienza da parte nostra, infatti l’ultimo assegno il n…. di 2500 euro risale al 2003, ma, purtroppo, con risultati nulli però. La faccio breve Signor Presidente e riepilogo questa mia che vuole essere allo stesso tempo lettera di protesta e di denuncia. Io e mia moglie eravamo comproprietari di un’emittente, è stata venduta contro la nostra volontà e da questa vendita non solo non abbiamo visto una lira ma abbiamo anche pagato i debiti della società come fideiussori. Se il comportamento delle persone ne denuncia la qualità credo che visti i fatti, e soprattutto che ci sia una concessione televisiva di mezzo, sia un qualcosa che dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore la legalità in questa nostra Italia. Mi assumo ogni responsabilità e ne risponderò davanti a Dio e agli uomini se qualcuno si ritenesse ingiustamente leso da quanto affermato sopra. A Lei Signor Presidente se vorrà il compito di verificare, per sgombrare il campo da sospetti, le cui ombre arrivano fino ai nostri giorni, che tutto fanno fuorché onore al nostro amato paese.

Pietro Atzeni

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2 Responses to “Una storia italiana”


  1. 1 Walter
    marzo 5, 2011 alle 4:15 pm

    Questa Tua storia, forse non è diversa da tante altre, che negli stessi anni subivano le stesse conseguenze.
    Una miriade di piccole ma libere tv locali venivano soppresse con metodi più o meno mafiosi…….
    Questo è il concetto di democrazia e di libertà di espressione nel nostro occidente, una grandiosa IPOCRISIA….
    Con metodi dittatoriali, sono state messe a tacere tante voci indipendenti, a vantaggio di poche tv gestite
    dai soliti noti, solo apparentemente in contrasto tra loro, per dare una parvenza, una illusione di libertà………

    Augusto

  2. 2 mistral
    aprile 28, 2011 alle 6:02 pm

    Davvero non ho parole, mi spiace sinceramente
    per te e la tua fam.
    Purtroppo viviamo in un mondo cialtrone e arrogante.
    L’onestà d’animo sembra essere cosa rara in questo Paese.

    Buona serata Pietro
    Mistral


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