Archivio per maggio 2011

23
Mag
11

Calendario “Matì-La Fantastitorre”

Matì -La Fantastistorre

Finalmente disponibile il calendario della 4° edizione di “Matì La-Fantastistorre” la manifestazione culturale viareggina che si svolge all’interno della splendida cornice della Torre Matilde a Viareggio che quest’anno presenta, come potete vedere dalla locandina che segue, una importante novità e cioè la partecipazione del sottoscritto! Infatti, sabato 4 giugno a partire dalle ore 18,00 presenterò il mio romanzo “Le verità di fango. Enigma rosso”. Perciò, cari amici, ritenetevi tutti invitati. Segue la locandina con il programma dell’intera manifestazione e la bella recensione del romanzo a firma di Marina Piga.

 

Matì – La Fantastitorre

 
 
 
Ora
lunedì 30 maggio alle ore 21.00 – 31 maggio alle ore 0.00

Luogo
Viareggio Torre Matilde

 

Creato da

Maggiori informazioni
Quarta edizione della bellissima settimana culturale all’interno della suggestiva Torre Matilde, con la preziosa collaborazione di “Vamos” e “Osvaldho Baires”.
Questo il programma:
30 maggio allestimento mostra fotografica permanente e allestimento mostra pittorica di Paola Benedetti
Ore 21 inaugurazione mostre e apertura manifestazione.
31 maggio apertura mostra fino alle ore 19
1° giugno ore 21 presentazione libro “Polvere di stelle” di Katia Pellegrinetti
2 giugno ore 21 presentazione libro “12” di Alessandro Pasquinucci
3 giugno ore 21 presentazione libro “Stanza n. 5” di Claudia Larini
4 giugno ore 18 presentazione libro “Le verità di Fango” di Pietro Atzeni
ore 21 presentazione libro “Cronaca di due curve” di Daniele Cammilli
5 giugno ore 21 serata presentazione libro “Hot!” di Francesco Picchi
Chiusura manifestazione.

Le verità di fango. Enigma rosso

Questo nuovo romanzo di Atzeni ricorda in un qualche modo quelle chiese antiche che nei secoli hanno avuto diversi rimaneggiamenti e che devono il loro fascino e bellezza proprio alla loro unicità di armoniosa fusione di stili diversi. Ecco “Le verità di fango. Enigma rosso” è un po’ come quelle chiese, infatti è thriller , è noir, è saggio allo stesso tempo, generi che si fondono senza disturbarsi, anzi, in un’unica storia figlia, sì, di diversi modelli ma che si nutrono vicendevolmente e che ti prende lasciandoti col fiato in sospeso dalla prima all’ultima pagina. Ambientato in una Cagliari lontana ombra della solare “città del sole” di Alziator, la stessa città sembra respirare lo stesso clima cupo, opprimente e carico di tensione che i protagonisti respirano, con essi vive in osmosi e sembra osservare impotente lo sfacelo sociale che si consuma davanti ai propri occhi, come a quelli dei protagonisti. Acquista un’anima Cagliari quindi nelle pagine di Pietro Atzeni, un’anima che la rende compartecipe delle umane vicende. Ed è l’anima di Salvatore Spanu, di Luigi, di Paolo impegnati in una lotta senza tregua a contrastare gli effetti nefasti di una politica figlia del delirio di onnipotenza di pochi, che si adombra dietro ideali di libertà e Democrazia utilizzati però come grimaldello per scardinare lo Status quo e sostituirsi ad esso. Ma questa politica che vuole ridurre al minimo il potere dello Stato, che predica le privatizzazioni è come una valanga che mette in movimento inarrestabili interessi, voraci e rapaci, locali e globali e, pur di soddisfarli, non c’è crimine che non si possa commettere. E così sfilano davanti ai nostri occhi personaggi come Villa il direttore dell’ias che, a seguito della privatizzazione del suo ente, prima scompare con alcuni milioni di euro e poi viene poi ritrovato cadavere, raggirato dalla bella vedova Uccheddu . Avventurieri come il misterioso Bacalov, un estone che si dice ispirato e consigliato da Rasputin, venuto in Sardegna a concludere buoni affari con agenti segreti russi che gli stanno alle calcagna. E poi i politici sempre pronti a ghermire l’affare, che spesso loro stessi creano, per le lobbies che rappresentano e li sostengono. Tanti altri sono i personaggi del romanzo, ma tutti legati, per un motivo o per un altro, a un unico filo conduttore e cioè la nuova economia, che viene indagata, studiata e mostrata al lettore in maniera chiara e semplice ed è in fondo il motore del romanzo attorno al quale tutti ruotano, volenti o no. Un capitolo a parte meriterebbe la interessante teoria economica all’interno del romanzo, che vediamo nascere e crescere con gli occhi di Salvatore grazie al suggerimento dal carcere di Francesco Atzori, il politico corrotto ormai redento, che dimostra come in fondo chi ha concepito la globalizzazione lo ha fatto col solo fine di mangiarsi gli stati e dominarli. Bellissimo il confronto indiretto fra le due scuole di pensiero al Consiglio regionale fra Angelo Deidda e Salvatore Spanu e cioè fra chi, come il primo, sostiene la vendita dei beni pubblici, e il secondo, forte della sua teoria economica, contrario, che dimostra, tra gli applausi, come lo stato di necessità invocato sia creato ad arte. Da una apparente storia di fantasia, scaturita dal provvidenziale tentato furto delle tavolette d’argilla a casa di professor Olla, viene fuori quindi un quadro dei nostri giorni fedele e impietoso e il messaggio profondo che questo mondo è così perché noi lo abbiamo voluto. Alla coscienza di ciascuno di noi la scelta se sia arrivato il momento di scrivere, magari in altre tavolette, una storia diversa.

Marina Piga

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15
Mag
11

Un po’ di Sardegna

Un po’ di Sardegna tra storia, Palazzo Regio, Cagliari Castello, mare, Cala Pira, Costa Rei, Poetto, Pan di Zucchero di Masua, e natura, Flumendosa nei pressi di Villagrande Strisaili e Molentargius. Consoliamoci con queste immagini vista la brutta piega che ha preso la giornata odierna.

http://www.youtube.com/get_player

09
Mag
11

Video inedito di Osama Bin Laden

Video inedito di Osama Bin Laden

E’ meglio un asino vivo a un professore morto, perciò se l’impresa che avete intenzione di perseguire è pericolosa lasciate stare e fatevi pure crescere le orecchie ma non rischiate! Questo per quanto attiene noi comuni mortali ma per le vite eccellenti, ad esempio se siete presidenti degli Stati Uniti, che rischiano solo a tavolino, in questo caso di essere rieletti, la musica cambia. Pensate un po’ che del professore Osama, il re dei criminali per giunta, che si dice sia stato ucciso, dopo essere stato dato per la verità per morto diverse volte, non è necessario offrire al mondo nemmeno il cadavere per far schizzare le quotazioni del Presidente Obama di ben 11 punti percentuale nel gradimento degli elettori americani! Altro che asino, il professore morto frutta, eccome, qui gli asini predestinati, nelle intenzione di chi ha preparato tutta questa messinscena, pessima per giunta, dovremo essere noi se credessimo a una simile bufala. Con una faccia da tosta pari solamente all’imperizia ci propinano anche filmati di vita quotidiana dell’ex re del terrore Osama Bin Laden. Il video messaggio di quello giovane risalirebbe a qualche mese fa, almeno secondo lo speaker, e quello vecchio immagino prima di morire. Neanche gli ammalati della sindrome di Hutchinson-Gilford, malattia che fa invecchiare precocemente, in un paio di mesi avrebbero avuto una decadenza così veloce! Infatti tra i due presunti Osama ci sono almeno trent’anni è più di differenza! Del primo possiamo dire che sia molto somigliante ma ha un viso più in carne mentre del secondo, ritratto in un improbabile quadretto familiare, mentre fa zapping con la mano destra, benché ci dicono fosse mancino, possiamo dire che potrebbe essere anche nostro zio, tutti abbiamo uno zio vagamente somigliante a Osama, soprattutto se lo si inquadra di spalle, che rende il video interessante perché dimostra che siamo di fronte a una spudorata presa per i fondelli, forse per valutare fino a che punto si può mistificare la realtà, anche in maniera così sciatta, con questa umanità della quale si ha così poco rispetto da ritenere di poterla frodare facilmente perché, in fondo, fatta di soli asini… Segue il filmato interessante secondo i media e la claque mediatica, vedete voi e traete le vostre conclusioni.

Pietro Atzeni
07
Mag
11

Pastori incazzati a “Annozero”

Pastori incazzati in Sardegna

Giovedì 5 maggio nella trasmissione di “Annozero” di Santoro, è stato messo in vetrina il disagio della provincia di Carbonia, nel quale si saranno riconosciuti tanti altri italiani, che detiene un poco invidiabile record, è infatti la provincia più povera d’Italia! In pochi anni da area strategica e industriale più importante della Sardegna è piombata nella crisi più nera. Migliaia i posti di lavoro persi nel settore industriale in questi pochi anni e numerose le aziende praticamente scomparse, o lì per lì, Alcoa, Carbosulcis, Euroalluminia, Rockwool etc.

http://youtu.be/lq80E6oeN-Y

Ma la crisi non ha risparmiato nessuno anche i pastori che lamentano lo sciacallaggio delle banche sul settore, appoggiate in passato da scelte politiche compiacenti, pronte a ghermire le loro aziende in difficoltà. Tante quelle fallite per non aver potuto pagare i debiti contratti per la ristrutturazione imposta dalla legge, a garanzia si pretende dell’igiene e quindi del consumatore, ma a vantaggio evidentemente degli speculatori del settore che trovano più redditizio importare latte, derivati e pecore dall’estero, libere da qualsiasi costoso analogo vincolo e controllo, dove il costo del lavoro e della produzione è decisamente più basso e spesso importati abusivamente.

http://youtu.be/XdabwcISw3E

Alla protesta erano presenti anche i commercianti che in un quadro così nero e desolante evidentemente hanno ben poco da sperare di poter commerciare. Il messaggio da Carbonia a Bitti è chiaro e univoco,la Sardegnaè vicina all’Africa e il vento del Maghreb è arrivato fin qui ed è contagioso, perciò o si cambia rotta altrimenti basteranno i forconi a liberare l’isola da una classe politica incapace a risolvere i problemi che la stessa politica ha creato.

Ps: sarebbe ingiusto attribuire al governo Berlusconi le colpe per quanto sta accadendo anche se nulla ha fatto per porvi rimedio: poteva fare qualcosa? Comunque sia, non è il governo in carica che ha deciso le quote latte, non è il governo in carica che ha scelto le politiche atte a strozzare economicamente i pastori per favorire le multinazionali del settore, non è il governo in carica che ha concepito questa aberrazione dell’economia che si chiama globalizzazione, non è il governo in carica che a tavolino ha deciso quali apparati industriali dovessero rimanere in piedi e dove, non è questo governo insomma che ha stabilito tutto questo, ma questo è il governo in carica e dovrà portare le istanze di questi e di tanti altri lavoratori a Bruxelles, fare la voce grossa e difendere le loro ragioni.

Pietro Atzeni

02
Mag
11

Ucciso Bin Laden: ma non era già morto?

Ucciso Bin Laden: ma non era già morto?

Sembra che finalmente il mostro Osama Bin laden sia stato abbattuto. Il popolo americano ritrova l’orgoglio nazionale e festeggia la sua morte assieme al mondo intero, che in questa come in altre circostanze dimostra cattiva memoria e dimentica che era già stato dato per morto in passato in relazione alla necessità di far fare bella figura al presidente americano di turno. Ma la verità che spesso non abita col potere, che la tiene prigioniera propinandoci al suo posto le frottole per il proprio tornaconto appoggiato in questo dall’informazione che controlla a suo piacimento, prima o poi, a quanto pare, viene a galla. Veniamo adesso alla notizia del giorno all’uccisione di Osama, la mente che ha organizzato il tutto per buttar giù due grattacieli e altro in America, provocando la morte di ben tremila persone e ha costretti gli americani a fare due guerre, in Afganistan e Iraq, con oneroso dispendio di uomini e soldi. Cosa avreste fatto voi a un simile mostro? Immagino che come minimo avreste esposto il suo cadavere al pubblico, tanto per ricordare a monito a eventuali emulatori la fine che fa chi vi si mette contro, insomma l’equivalente odierno di ciò che si faceva un tempo con i criminali ai quali veniva mozzata la testa e esposta pubblicamente, per far vedere la fine che fa chi viola la legge. E invece che fanno le forze americane che dicono di averlo ammazzato in Pakistan a settanta kilometri da Islamabad? Lo seppelliscono in mare per evitare che abbia una tomba che possa diventare un luogo di culto per nuovi e vecchi jihadisti. E cosa c’è di male in questo vi chiederete voi? C’è di male che è stata eliminata l’unica prova, cioé il cadavere, che dimostra la morte di Osama Bin Laden e in sua assenza non c’è nemmeno la certezza che sia lui il morto, ecco che c’è! Non basta il dna in possesso delle forze che l’hanno catturato per dissolvere i sospetti che l’inevitabile assenza del cadavere può suscitare. In assenza del corpo possiamo anche pensare, a voler proprio credere a questa favola, che potesse essere un sosia, non trovate? Il dna a non è una prova visto che l’accusa mossa da un giornalista francese sin dal 2002 e mai smentita vuole che Osama Bin Laden, che notoriamente aveva problemi ai reni ed era bisognoso di continue cure, nel luglio del 2001 sia stato curato in un ospedale militare americano in Arabia, e badate Bin Laden già da allora era accusato di crimini contro lo stato a stelle e strisce… Per quanto riguarda le minacce all’occidente da parte di presunte cellule terroristiche ricordo che uno studio dell’Accademia Militare di West Point ha dimostrato i legami tra i rivoltosi libici e Al Qaeda e perciò, quindi, uniti con le forze Nato contro Gheddafi. Quindi queste minacce, peraltro ben rimarcate dalla stampa, potrebbero nascondere ben altro, ad esempio potrebbero essere una sorta di preparazione dell’opinione pubblica occidentale a un qualcosa di eclatante da far accadere con tanto di colpevole già preconfezionato, un qualcosa che possa ad esempio giustificare, come reazione, l’attacco all’Iran magari con la bomba atomica. Vedremo in futuro. A chi giova adesso la morte di Bin Laden? A Obama senz’altro i cui sondaggi tra il popolo americano lo davano in forte discesa. Perciò meditate gente, meditate.

Pietro Atzeni