Posts Tagged ‘canale 60

08
Mar
12

“Appuntamento con l’occulto”, prima puntata

“Appuntamento con l’occulto”, prima puntata

 

Nel post del marzo 2011 vi ho raccontato la tormentata storia di Canale 60, in questo voglio mostrarvi uno dei numerosi programmi prodotti dall’emittente e precisamente “Appuntamento con l’occulto”, condotto dal sottoscritto Pietro Atzeni coadiuvato dal Mago Sargon. Il programma mostrava e viveva sulle due anime del problema, quella scettica sostenuta da me, che ho sempre ritenuto certi argomenti al di là della comprensione umana, e quella, invece, che riteneva possibile la conoscenza anche in un campo così controverso come la reincarnazione, la magia, l’occultismo e i fenomeni paranormali in genere. Questo punto di vista, oltre che da numerosi ascoltatori, era sostenuto con calore dal Mago Sargon. Per ovvi motivi ho dovuto dividere il programma in cinque parti. Le altre puntate, più ovviamente altri programmi, verranno diffuse nella web tv che mi avvio ad aprire. Perciò mi farebbe piacere che chiunque sia in possesso di materiale dell’epoca si mettesse in contattto, l’archivio di Canale 60 ha bisogno anche del loro contributo. Buona visione. 

Pietro Atzeni

24
Nov
11

L’ingiustizia “ferisce” ma ci si può riscattare

Dal “Secolo D’Italia” del 23/11/2011

Secolo d’Italia intervista Atzeni Pietro del 23/11/2011

L’ingiustizia “ferisce” ma ci si può riscattare Pietro Atzeni, in due libri, racconta la sua vicenda: «Ero un uomo finito, poi…»

Valentina Marsella

 

Quando la denuncia dell’ingiustizia crea un vero e proprio talento. Lo sa bene Pietro Atzeni, lo scrittore sardo che in uno dei suoi due libri, Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa racconta la sua disavventura giudiziaria. Lo “scippo” della sua emittente tv, finita in mano a persone senza scrupoli che l’hanno portata giorno dopo giorno al fallimento. E a pagarne le spese, dopo quasi vent’anni, sono ancora lui e la moglie. Ma Atzeni non si definisce una vittima di errore giudiziario. Sì, ha dovuto subire un’ingiustizia e ancora oggi lotta affinché il suo processo venga riaperto per far luce sulla verità, ma lo scrittore si sente un privilegiato, perché quella lotta lo ha cambiato in meglio. Se non si fosse trovato nel bel mezzo della tragedia che lo ha travolto, oggi, forse, non sarebbe ciò che è diventato.
Questa è la storia, positiva, di un uomo che dopo la caduta si è rialzato, denunciando il malcostume di un’Italia dove il potere della politica può tutto, «anche influenzare le decisioni dei giudici», dice Atzeni, facendosi portavoce di quanti, vivendo una storia simile alla sua, non hanno saputo o potuto raccontare il dolore di sentirsi colpevoli da innocenti. Un’innocenza che l’ex comproprietario dell’ex emittente sarda Canale 60, vuole dimostrare per principio, denunciando ancora una volta di essere stato vittima di raggiri e truffe; e vuole dimostrarlo anche oggi che è ormai un personaggio noto, in un nuovo esposto che verrà presentato dall’Associazione Vittime errori giudiziari Art.643. «Il caso di Atzeni – rileva l’avvocato Valentina Di Loreto, portavoce dell’Associazione, che ha preso a cuore la vicenda – rappresenta nel vero senso della parola una rivoluzione copernicana rispetto al trend dello stato d’animo delle vittime di errore giudiziario, che spesso fanno della loro sconfitta una ragione di vita, sentendosi frustrati fino alla fine dei loro giorni. Atzeni invece è riuscito a tradurre in positivo quello che gli è accaduto, diventando così un vincitore nella vita. Forte del suo equilibrio e della sua preparazione culturale, dalla sventura ha tratto il buono, un po’ come l’Araba Fenice che è riuscita a risorgere dalle ceneri». Nel nuovo esposto, fa notare il legale, «non ci sono novità rilevanti tali da far riaprire il caso, poiché tutti gli elementi sono già stati valutati, ma ci si affida al buon senso di un magistrato virtuoso che possa rivedere con una nuova luce i punti della vicenda. Atzeni, spiega la Di Loreto, «non è una vittima della giustizia penale, piuttosto di una situazione per la quale la macchina della giustizia è stata particolarmente ingarbugliata e lenta».
Ma veniamo alla storia, che qualche tempo fa, Atzeni, ha raccontato anche in una lettera inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «prendendo a spunto – scrive lo scrittore – le sue parole con le quali invita gli italiani a non abbassare la guardia nei confronti della mafia visto che come lei stesso dice, “esiste il rischio che le organizzazioni di stampo mafioso possano approfittare dell’attuale crisi per acquisire il controllo di aziende in difficoltà, con una invasiva presenza in tutte le regioni del paese”». Un problema vecchio, denuncia l’uomo, che «periodicamente ritorna di drammatica attualità». Nella lettera al Capo dello Stato, l’autore di successo, racconta in sintesi le sue vicissitudini. Nel ’90, lui e sua moglie erano comproprietari dell’emittente televisiva locale Canale 60 sas. All’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge Mammì due soci decisero di uscire dalla società e ne subentrarono altri due. «Pesa sulla nostra scelta – spiega Atzeni – la frequentazione del padre, un editore, con il palazzo del potere: contiamo su lui come cavallo vincente ma ci rendiamo ben presto conto che si tratta di un cavallo di troia». L’emittente diventò operativa, onorando le disposizioni di legge. Andò avanti con i problemi classici di un’azienda che si rifonda ma tutto sommato senza grandi debiti. Nell’agosto del 1991 la moglie di Atzeni si dimise da amministratore perché vincitrice di un concorso pubblico, passando l’incarico ad altri.
«E da allora è per noi iniziato l’inferno», denuncia lo scrittore, perché «dapprima il nuovo amministratore ha citato in tribunale mia moglie per appropriazione indebita di 70 milioni di vecchie lire, accusa poi dimostratasi infondata che altro non era che un contratto pubblicitario mai evaso, che assieme a tanti altri inevasi hanno portato in breve alla fame la società». Debiti su debiti, portarono il nuovo amministratore a cedere un ramo d’azienda e cioè il segnale, per 250 milioni di vecchie lire, e assieme all’etere lo stesso personale che dalla Canale 60 sas passò alle dipendenze della Editel, che irradiava i programmi col marchio Super Tv. I coniugi Atzeni si opposero, richiedendo il sequestro giudiziario, perché una simile mossa, rileva lo scrittore sardo, «significava la fine dell’emittente senza più personale né frequenza». Ma il tribunale civile di Cagliari era di altro avviso: infatti rigettò il loro ricorso, «legittimando così – sottolinea l’uomo – una transazione ottenuta con inganno che ci danneggiava due volte. Infatti, malgrado la vendita, l’amministratore continuò a usare i conti bancari della società garantiti anche dalle nostre fideiussioni, e quando le banche ci chiesero, stranamente solo a me e mia moglie, di reintegrare lo scoperto purtroppo non esisteva ormai più niente sul quale potessimo rivalerci come fideiussori».
Per i due coniugi fu il crollo di tanti sogni e progetti: Pietro passò un periodo di depressione, si sentiva vittima di un destino ingiusto. Ma quel sentimento negativo si trasformò pian piano in qualcosa di incredibile, che sarà la sua salvezza. Pietro Atzeni iniziò a scrivere, a raccontare, a stare meglio denunciando quello che gli era successo. Nel 2005 uscì il suo primo libro, Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa, dove viene descritta, anche se con personaggi e nomi di fantasia, la sua storia. Ma soprattutto la storia di una globalizzazione e di una nuova economia, spiega Atzeni, che «hanno consegnato il Paese a gente priva di scrupoli». La “fanghiglia” che opprime la nostra società, torna poi protagonista nel secondo libro dello scrittore sardo, datato 2010, Le verità di fango. Enigma Rosso. Un nuovo successo a metà tra il thriller e il noir, ma con le sfumature del saggio, dove il nostro Paese viene analizzato attraverso le parole di personaggi apparentemente senza volto, sconosciuti. Persone che pagina dopo pagina assumono sembianze e un nome. Qui, c’è l’eterna guerra del bene contro il male, un male però ben mimetizzato dietro verità in apparenza positive ma utilizzate come sofisticato specchietto per le allodole dietro il quale si consuma l’inganno ai danni di una umanità distratta e impreparata, e a beneficio di una élite, con lo Stato sempre più confinato in un angolo a fare da spettatore. Dentro quelle Verità di fango c’è la denuncia di Atzeni, ma anche una possibilità di riscatto per chiunque si senta calpestato dall’ingiustizia. Lui ne è l’esempio, e scrivere è diventata la sua salvezza.

Da il “Secolo D’Italia”  Secolo d’Italia intervista Atzeni Pietro del 23/11/2011

05
Mar
11

Una storia italiana

Quella che segue è la lettera che ho scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, la posto non già perché sia esaustiva dell’argomento ma perché in breve condensa la storia travagliata della nostra emittente, nella speranza che altri che hanno avuto storie analoghe si facciano sentire e si mettano in contatto anche solo tramite commento, almeno inizialmente. Se qualche avvocato o qualche uomo di legge avesse la compiacenze di seguire la vicenda, e sopratutto i post che seguiranno che daranno un’idea molto più completa di quest’assurda storia, e volesse esprimere un parere sappia che sarebbe particolarmente gradito e tenuto in debito conto. Come potete notare ho omesso i nomi dei protagonisti, a parte il sottoscritto e mia moglie, e li ho sostituiti o con le iniziali o con lettere. Questo perché una mia amica avvocato mi ha messo in guardia sul fatto che potrebbero esserci ripercussioni dal punto di vista della violazione della privacy. Ecco, questo è il paese che abbiamo messo in piedi, puoi impunemente sottrarre danari che non sono tuoi, sbagliare una sentenza, e quindi distruggere un uomo e la sua famiglia ma guai a dirlo perché ciò violerebbe la privacy degli artefici! Ma che mondo è mai questo

Quartu Sant’Elena, 11-11-2009

Al Presidente della Repubblica Italiana

Giorgio Napolitano

Egregio Signor Presidente prendo a spunto le sue parole di qualche giorno fa con le quali invita gli italiani a non abbassare la guardia nei confronti della mafia visto che come lei stesso dice: “Esiste il rischio che le organizzazioni di stampo mafioso possano approfittare dell’attuale crisi per acquisire il controllo di aziende in difficoltà, con una invasiva presenza in tutte le regioni del paese”. Problema vecchio questo che periodicamente ritorna di drammatica attualità. A tal proposito credo possa essere meglio d’esempio la mia storia. Io, Atzeni Pietro, e mia moglie Cadoni Maria Carmela eravamo comproprietari dell’emittente televisiva locale Canale 60 sas, all’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge Mammì due soci decisero di uscire dalla società e ne subentrarono altri due X e Y. Pesò sulla loro scelta la frequentazione del padre Z, editore, con il palazzo del potere: contavamo su lui come cavallo vincente ma ci rendemmo ben presto conto che era un cavallo di troia! L’emittente così composta, con doppio amministratore Cadoni e X, diventò operativa onorando le disposizioni di legge. Andò avanti con i problemi classici di una azienda che si rifonda ma tutto sommato senza grandi debiti come dovrebbe risultare da qualche parte dal bilancio stilato dai revisori dei conti della Deloite e Touche. Per conto di chi controllassero il bilancio non è dato di sapere ma si può facilmente immaginare e questo immaginare era poi suffragato dal fatto che in coda all’atto notarile io e mia moglie risultavamo beneficiari in caso di concessione di 63.000.000 milioni delle vecchie lire dai soci entranti che non avevano affatto concordato con noi ma questo serve ad illuminare sull’esistenza di un mandante nell’operazione. Nell’agosto del 1991 mia moglie si è dimessa da amministratore in quanto vincitrice di un concorso pubblico e passò l’incarico a X. E da allora è per noi iniziato l’inferno. Dapprima il nuovo amministratore ha citato in tribunale mia moglie per appropriazione indebita di 70.000.000 di vecchie, accusa poi dimostratasi infondata che altro non era che un contratto pubblicitario mai evaso dall’emittente da lui amministrata, che assieme a tanti altri inevasi portarono in breve alla fame la società. Chiese dei soldi per fronteggiare l’emergenza, soldi che sistematicamente rifiutava di procurarsi lavorando e perciò noi ci guardammo bene dal dargliene ma a quel punto lasciò a casa il personale creando ad arte ulteriori debiti. Il fine lascio a lei immaginarlo. Dopo aver preparato questa situazione di necessità l’amministratore X decise allora di cedere un ramo d’azienda e cioè il segnale, o l’etere se preferisce, per 250 milioni di vecchie lire per far fronte ai debiti che lui stesso aveva creato e assieme all’etere cedette lo stesso personale che dalla Canale 60 sas passò alle dipendenze della Editel, che irradiava i programmi col marchio Super Tv. Facemmo opposizione col nostro avvocato G. M e richiedemmo al tribunale di Cagliari il sequestro giudiziario, perché una simile mossa significava la fine dell’emittente senza più personale né frequenza. Contemporaneamente X e Y chiesero l’esclusione mia e di mia moglie dalla società che fu negata dal giudice. E’ implicito nel suo messaggio, Signor Presidente, l’esortazione a resistere a un tal genere di sopruso, e noi così abbiamo fatto. Ma di altro avviso fu il giudice designato dal Tribunale Civile di Cagliari la Dott.ssa T. M. che rigettò il nostro ricorso, legittimando così una transazione ottenuta con inganno che ci danneggiava due volte. Infatti, malgrado la vendita, l’amministratore X continuò a usare i conti bancari della società garantiti anche dalle nostre fideiussioni, e quando le banche ci chiesero, stranamente solo a me e mia moglie, di reintegrare lo scoperto purtroppo non esisteva ormai più niente sul quale potessimo rivalerci come fideiussori! E così negli anni successive alcuni creditori e le banche hanno inutilmente bussato a cassa con la società per regolarizzare i conti visto che l’amministratore malgrado la vendita si era ben guardato dal farlo. Frastornati e con la casa in seguito pignorata non abbiamo avuto la testa per altro che per salvare il salvabile. L’essere quindi in balia degli eventi ci ha frastornati e impedito di valutare la situazione nel modo giusto, assillati da preoccupazioni drammatiche, d’altra parte a quello avrebbe dovuto provvedere il nostro avvocato il Dottor G. M. il quale se nulla faceva allora c’era da dubitare che non lo facesse nel nostro interesse? Negli ultimi anni, avendo sete di giustizia per questa vicenda assurda, ho provato a interessarmi direttamente, vista l’inconcludenza del nostro avvocato, che non si pensi dovuta a inadempienza da parte nostra, infatti l’ultimo assegno il n…. di 2500 euro risale al 2003, ma, purtroppo, con risultati nulli però. La faccio breve Signor Presidente e riepilogo questa mia che vuole essere allo stesso tempo lettera di protesta e di denuncia. Io e mia moglie eravamo comproprietari di un’emittente, è stata venduta contro la nostra volontà e da questa vendita non solo non abbiamo visto una lira ma abbiamo anche pagato i debiti della società come fideiussori. Se il comportamento delle persone ne denuncia la qualità credo che visti i fatti, e soprattutto che ci sia una concessione televisiva di mezzo, sia un qualcosa che dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore la legalità in questa nostra Italia. Mi assumo ogni responsabilità e ne risponderò davanti a Dio e agli uomini se qualcuno si ritenesse ingiustamente leso da quanto affermato sopra. A Lei Signor Presidente se vorrà il compito di verificare, per sgombrare il campo da sospetti, le cui ombre arrivano fino ai nostri giorni, che tutto fanno fuorché onore al nostro amato paese.

Pietro Atzeni