Le verità di fango. Enigma rosso 

Appena terminata la lettura di quest’opera letteraria, viene spontaneo cercare di catalogarla in un genere. Thriller? Noir? Saggio?  Si, tutti e tre insieme, perché questo romanzo ha tra le proprie caratteristiche vincenti, quella di essere l’unico nel suo genere, poiché ad oggi non ha termini di paragone con nessun altro genere letterario del panorama italiano.

È un’analisi sistematica del nostro Paese, un’analisi racchiusa dentro parole di personaggi apparentemente senza volto, sconosciuti, figli illegittimi nati dall’unione di inchiostro e fantasia. Ma col passare delle pagine, questi personaggi diventano persone, spuntano dei volti, e in qualche caso anche dei nomi… E il sistema che li racchiude, e racchiude anche tutti noi in una spire pericolosa tra l’inganno e l’illusione, si fa sempre più chiaro, con lo scorrere delle pagine e dei paragrafi.

Pietro Atzeni ha usato un linguaggio a metà tra il discorsivo comunemente conosciuto nel pour-parler e il trattato di economia aziendale, con le giuste riflessioni e le pause adatte per consentire alla mente di sviluppare diapositive, che poi diventeranno fotografie del nostro tempo, del nostro Stato.

Ecco, ne “Le verità di fango”, si assiste proprio, in una camera oscura, alla creazione di un’immagine nitida anche se complessa, non senza un boccone di acido che può cogliere il lettore di fronte appunto ad una tale verità, ad una tale “impressione” che questo libro ha il potere di fermare nelle pellicole delle nostre anime.

E quando si chiude l’ultima pagina, si ha la sensazione di non riuscire più  a guardare il mondo con gli stessi occhi, come se appunto quella macchina fotografica e soprattutto, in questa metafora, l’occhio sapiente ed esperto del fotografo che porta il nome di Pietro Atzeni, avessero per sempre immortalato in noi la solida consapevolezza di vivere in un’argilla fangosa che, nel momento in cui cuocerà, ci vedrà per sempre fossili prigionieri di un sistema acquitrinoso.

 

Rebecca Palagi

 

                         

                                

                                

                                 Tra terra e cielo

 Se il mondo fosse un’altalena ci staremmo bene sospesi, tra terra e cielo… e potendo scegliere, queste poesie sarebbero una vertiginosa spinta verso l’alto. Si toccano punte emozionali di diverse sfumature, piccoli segmenti dello stesso colore a cavallo tra un osso ed un verde, tra un rosa ed un carta-da-zucche-ro. Si sogna, tra queste pagine, e ci si chiede spesso quell’eco lontana, quell’eco certa, da dove provenga. Questa silloge di poesie scritta da un canzoniere dell’anima quale è Pietro Atzeni, segue una linea volutamente senza punteggiatura, perché tu, lettore, possa metterci la tua, così come, spingendo l’altalena ci metterai la tua energia, la tua forza, le tue stesse mani. L’eco continua e so che anche voi lo sentite. Proviene da sogni francesi di Prevert, in “E io…” dove si respira l’aria di una prima colazione colme di solitudine e tristezza; da parole onomatopeiche di Montale in “Il tuo sorriso” e “Armonia nel meriggio assolato”; e tutto ciò si attacca con saliva e sudore su uno stile personalissimo che rende Atzeni un paracadute per i nostri sogni migliori, che non cadranno mai dall’altalena perché potranno, grazie a queste poesie restare sempre pronti a realizzarsi. Un canzoniere che diviene occhio critico dei nostri tempi, riflesso mai convenzionale dell’amore e delle passioni umane e “lupo solitario” che ulula la sua natura ad un mondo di sciacalli.

 

          Luca Guidi

 

 

 

 Vincitore del Premio Speciale Unico “HISTONIUM” 2006

“IL MISTERO DELLE 99 TAVOLETTE D’ARGILLA ROSSA”

 

 Ricevo a Vasto il 23 settembre 2006, dalle mani del Presidente del Consiglio Comunale di Vasto, Giuseppe Forte, il Premio Speciale Unico “HISTONIUM” 2006, con la seguente motivazione:
Romanzo insolito, ricco di colpi di scena. Piace per la sua capacità fantastica e per il linguaggio efficace. È un messaggio considerevole il suo, fondato sui valori portanti della società, sull’esigenza di verità e giustizia”. Questa la motivazione della Giuria. Lo stesso autore, in una nota iniziale, tiene a sottolineare quanto la vicenda, da lui raccontata, sia stimolante sul piano esistenziale, perché presenta “la storia di un uomo e della sua tenacia, della sua fede nel lavoro e, soprattutto, della sua enorme forza morale che, sola, lo preserva dal finire nel tunnel della rassegnazione, anche quando il rassegnarsi sarebbe stata la soluzione più ovvia e, perché no, conveniente”. Attraverso l’invenzione narrativa – e qui sta anche l’originalità del romanzo – Atzeni ha cercato di ambientare la vicenda nella nostra epoca, dando nomi attuali ai personaggi e ai luoghi. E questo per inserire nel romanzo un preciso messaggio didattico: far comprendere come noi uomini del Terzo Millennio potremmo diventare “se a farci da guida non sarà più il buon senso”. In tale prospettiva il protagonista Spanu diventa l’emblema di coloro – pochi, purtroppo! – che non si lasciano piegare dalla politica corrotta, dietro la quale si cela e prospera la malavita organizzata, che viola senza scrupoli la legge, commettendo crimini di ogni sorta e costringendo con il terrore all’omertà. Emblema di coraggio contro ogni massificazione e accettazione passiva degli eventi!

Prof. Luigi Alfiero Medea, Segretario Generale del Premio


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