Archivio per aprile 2011

28
Apr
11

>Il Thriller

>

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25
Apr
11

Mala tempora

 

Mala tempora

Ma che cazzo

Mala tempora

Ma che cazzo

 

Siamo sempre più in affanno

siamo zebra nella savana in siccità

vaghiamo per sbarcare il lunario

soddisfare stomaco e testa

e non svendere l’una

per soddisfare l’altro

è impresa sempre più difficile

siamo in grave difficoltà

lo spettro della fame avanza

e voi cosa ci date in pasto

in promessa di un mondo migliore?

da non credere

Sarkosy e Carla Bruni

ma che cazzo

Sarkosy e Carla Bruni

ma che cazzo ce ne importa

 

A tutte quelle pseudo fonti di informazione e quei pseudo giornalisti che si adoperano per dare della realtà un’idea distorta come se il nostro fosse un paese che non abbia altri problemi che preoccuparsi dei pettegolezzi sulle celebrità. Ogni giorno che passa le morti sul lavoro aumentano di tre o quattro unità ma questo massacro non trova spazio sui giornali o nelle varie televisioni, mentre un atteggiamento più critico e vigile avrebbe potuto salvare qualche lavoratore. VERGOGNATEVI! La verità è come il sole dopo che è sorto: non si può più nascondere.

Poesia tratta dalla raccolta “Tra terra e cielo”, di Pietro Atzeni, edizioni Cinquemarzo, Viareggio 2009.

24
Apr
11

Buona Pasqua a tutti

Buona Pasqua a tutti

16
Apr
11

>Premio "Miglior Libro", recensione

Le verità di fango. Enigma rosso

 

 Questo nuovo romanzo di Atzeni ricorda in un qualche modo quelle chiese antiche che nei secoli hanno avuto diversi rimaneggiamenti e che devono il loro fascino e bellezza proprio alla loro unicità di armoniosa fusione di stili diversi. Ecco “Le verità di fango. Enigma rosso” è un po’ come quelle chiese, infatti è thriller , è noir, è saggio allo stesso tempo, generi che si fondono senza disturbarsi, anzi, in un’unica storia figlia, sì, di diversi modelli ma che si nutrono vicendevolmente e che ti prende lasciandoti col fiato in sospeso dalla prima all’ultima pagina. Ambientato in una Cagliari lontana ombra della solare “città del sole” di Alziator, la stessa città sembra respirare lo stesso clima cupo, opprimente e carico di tensione che i protagonisti respirano, con essi vive in osmosi e sembra osservare impotente lo sfacelo sociale che si consuma davanti ai propri occhi, come a quelli dei protagonisti. Acquista un’anima Cagliari quindi nelle pagine di Pietro Atzeni, un’anima che la rende compartecipe delle umane vicende. Ed è l’anima di Salvatore Spanu, di Luigi, di Paolo impegnati in una lotta senza tregua a contrastare gli effetti nefasti di una politica figlia del delirio di onnipotenza di pochi, che si adombra dietro ideali di libertà e Democrazia utilizzati però come grimaldello per scardinare lo Status quo e sostituirsi ad esso. Ma questa politica che vuole ridurre al minimo il potere dello Stato, che predica le privatizzazioni è come una valanga che mette in movimento inarrestabili interessi, voraci e rapaci, locali e globali e, pur di soddisfarli, non c’è crimine che non si possa commettere. E così sfilano davanti ai nostri occhi personaggi come Villa il direttore dell’ias che, a seguito della privatizzazione del suo ente, prima scompare con alcuni milioni di euro e poi viene poi ritrovato cadavere, raggirato dalla bella vedova Uccheddu . Avventurieri come il misterioso Bacalov, un estone che si dice ispirato e consigliato da Rasputin, venuto in Sardegna a concludere buoni affari con agenti segreti russi che gli stanno alle calcagna. E poi i politici sempre pronti a ghermire l’affare, che spesso loro stessi creano, per le lobbies che rappresentano e li sostengono. Tanti altri sono i personaggi del romanzo, ma tutti legati, per un motivo o per un altro, a un unico filo conduttore e cioè la nuova economia, che viene indagata, studiata e mostrata al lettore in maniera chiara e semplice ed è in fondo il motore del romanzo attorno al quale tutti ruotano, volenti o no. Un capitolo a parte meriterebbe la interessante teoria economica all’interno del romanzo, che vediamo nascere e crescere con gli occhi di Salvatore grazie al suggerimento dal carcere di Francesco Atzori, il politico corrotto ormai redento, che dimostra come in fondo chi ha concepito la globalizzazione lo ha fatto col solo fine di mangiarsi gli stati e dominarli. Bellissimo il confronto indiretto fra le due scuole di pensiero al Consiglio regionale fra Angelo Deidda e Salvatore Spanu e cioè fra chi, come il primo sostiene la vendita dei beni pubblici, e il secondo, forte della sua teoria economica, contrario, che dimostra, tra gli applausi, come lo stato di necessità invocato sia creato ad arte. Da una apparente storia di fantasia, scaturita dal provvidenziale tentato furto delle tavolette d’argilla a casa di professor Olla, viene fuori quindi un quadro dei nostri giorni fedele e impietoso e il messaggio profondo che questo mondo è così perché noi lo abbiamo voluto. Alla coscienza di ciascuno di noi la scelta se sia arrivato il momento di scrivere, magari in altre tavolette, una storia diversa. Marina Piga

http://www.youtube.com/get_player

16
Apr
11

Giallo, noir e saggio

 

Le verità di fango. Enigma rosso

 

http://youtu.be/drlF5AwRvVw 

Questo nuovo romanzo di Atzeni ricorda in un qualche modo quelle chiese antiche che nei secoli hanno avuto diversi rimaneggiamenti e che devono il loro fascino e bellezza proprio alla loro unicità di armoniosa fusione di stili diversi. Ecco “Le verità di fango. Enigma rosso” è un po’ come quelle chiese, infatti è thriller , è noir, è saggio allo stesso tempo, generi che si fondono senza disturbarsi, anzi, in un’unica storia figlia, sì, di diversi modelli ma che si nutrono vicendevolmente e che ti prende lasciandoti col fiato in sospeso dalla prima all’ultima pagina. Ambientato in una Cagliari lontana ombra della solare “città del sole” di Alziator, la stessa città sembra respirare lo stesso clima cupo, opprimente e carico di tensione che i protagonisti respirano, con essi vive in osmosi e sembra osservare impotente lo sfacelo sociale che si consuma davanti ai propri occhi, come a quelli dei protagonisti. Acquista un’anima Cagliari quindi nelle pagine di Pietro Atzeni, un’anima che la rende compartecipe delle umane vicende. Ed è l’anima di Salvatore Spanu, di Luigi, di Paolo impegnati in una lotta senza tregua a contrastare gli effetti nefasti di una politica figlia del delirio di onnipotenza di pochi, che si adombra dietro ideali di libertà e Democrazia utilizzati però come grimaldello per scardinare lo Status quo e sostituirsi ad esso. Ma questa politica che vuole ridurre al minimo il potere dello Stato, che predica le privatizzazioni è come una valanga che mette in movimento inarrestabili interessi, voraci e rapaci, locali e globali e, pur di soddisfarli, non c’è crimine che non si possa commettere. E così sfilano davanti ai nostri occhi personaggi come Villa il direttore dell’ias che, a seguito della privatizzazione del suo ente, prima scompare con alcuni milioni di euro e poi viene poi ritrovato cadavere, raggirato dalla bella vedova Uccheddu . Avventurieri come il misterioso Bacalov, un estone che si dice ispirato e consigliato da Rasputin, venuto in Sardegna a concludere buoni affari con agenti segreti russi che gli stanno alle calcagna. E poi i politici sempre pronti a ghermire l’affare, che spesso loro stessi creano, per le lobbies che rappresentano e li sostengono. Tanti altri sono i personaggi del romanzo, ma tutti legati, per un motivo o per un altro, a un unico filo conduttore e cioè la nuova economia, che viene indagata, studiata e mostrata al lettore in maniera chiara e semplice ed è in fondo il motore del romanzo attorno al quale tutti ruotano, volenti o no. Un capitolo a parte meriterebbe la interessante teoria economica all’interno del romanzo, che vediamo nascere e crescere con gli occhi di Salvatore grazie al suggerimento dal carcere di Francesco Atzori, il politico corrotto ormai redento, che dimostra come in fondo chi ha concepito la globalizzazione lo ha fatto col solo fine di mangiarsi gli stati e dominarli. Bellissimo il confronto indiretto fra le due scuole di pensiero al Consiglio regionale fra Angelo Deidda e Salvatore Spanu e cioè fra chi, come il primo sostiene la vendita dei beni pubblici, e il secondo, forte della sua teoria economica, contrario, che dimostra, tra gli applausi, come lo stato di necessità invocato sia creato ad arte. Da una apparente storia di fantasia, scaturita dal provvidenziale tentato furto delle tavolette d’argilla a casa di professor Olla, viene fuori quindi un quadro dei nostri giorni fedele e impietoso e il messaggio profondo che questo mondo è così perché noi lo abbiamo voluto. Alla coscienza di ciascuno di noi la scelta se sia arrivato il momento di scrivere, magari in altre tavolette, una storia diversa.

Marina Piga

12
Apr
11

Una visita alla Cripta di Santa Restituta

Una visita alla Cripta di Santa Restituta

http://youtu.be/xCAbbpK8z_w

Sarà che è scavata nella roccia e si insinua nelle viscere della terra sotto il livello stradale; sarà la sua rispettabile età, infatti risale al III secolo a. C.; sarà il silenzio, forse, mentre a pochi metri sai che la città frenetica brulica di vita e rumori; sarà che è di pietra e la pietra sembra abbia un’anima e respiri; sarà quel che sarà ma trovo la Cripta di Santa Restituta decisamente suggestiva. Situata nel rione storico di Stampace a Cagliari è dedicata sin dal XIII secolo a Santa Restituta, che taluni storici credono essere la madre di Sant’Eusebio, mentre altri una martire africana le cui reliquie vennero portate in Sardegna nel VI d. C e della quale nel 1600 vennero trovati i resti in un’urna di terracotta. Nel 1943 la cripta venne usata dai cagliaritani come rifugio ai bombardamenti americani del 27 febbraio. Da quel giorno le reliquie della Santa scomparvero. Vennero poi ritrovate nel 1997 nella vicina chiesa di Sant’Anna. Nella sua lunga vita la Cripta ha svolto diverse funzioni, è stata adibita a deposito di anfore in epoca romana, in epoca bizantina ospitò una comunità di monaci e oggi, nell’epoca dell’immagine, il suo spazio è utilizzato per la promozione di eventi di tipo culturale, rimanendo però fedele alle sue origini, col suo essere così austera e disadorna, ricordandoci quella nobiltà e dignità antica capace di regalarci ancora autentiche emozioni.

Pietro Atzeni