Posts Tagged ‘politica

13
Apr
12

Follia… ma quanto ci costa la longevità!

Follia

 

Ma quanto ci costa la longevità
Il Fondo Monetario Internazionale dichiara che i rischi connessi all’aumento dell’aspettativa di vita sono molto alti. Suggerimento per il primo ministro Monti: fissiamo per legge il tetto massimo degli anni di vita per ogni italiano. Chi trasgredisce la norma perde ogni diritto.
Vito Romaniello

 

La lettera sopra è stata pubblicata oggi dal quotidiano “La Stampa”, quindi non è uno scherzo.Cosa dobbiamo aspettarci adesso? E’ evidente che stanno pensando a ritoccare la nostra già lunga permanenza a lavoro, la più lunga d’Europa. Ormai è chiaro che vogliono i contributi ma non pagarci la pensione. Ci sarebbero molte obiezioni da fare a questo opportunistico modo di ragionare, ma cosa lo dici a fare a un sordo che l’aumento della vita è compensato più che abbondantemente da tutti quei lavoratori che pur pagando i contributi alla pensione non ci arriveranno mai? Si vogliono evitare i rischi legati all’allungamento della vita? Non si prelevino più i contributi pensionistici dalla busta paga dei lavoratori e questi rischi smetteranno di far perdere il sonno al F.M.I non dovendo più pagare le pensioni. Dubito però che approveranno questa soluzione. La verità è che ormai i tempi sono maturi per scrollarci di dosso questi parassiti, non farlo ci renderebbe peggiori di loro.

 

Pietro Atzeni

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11
Apr
12

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

“Il lusso e la troppa raffinatezza sono, negli Stati, presagio sicuro della loro decadenza, perchè così gli individui si affezionano ai propri interessi e trascurano il bene pubblico”. Mi sarebbe piaciuto scriverla io, visto che è di straordinaria attualità, ma purtroppo sono stato preceduto: La Rochefoucauld mi ha privato di questo piacere. Non vi ricorda qualcosa?

Sempre a proposito di La Rochefoucauld mi piace riproporre  una sua massima riveduta e corretta che ben si attaglia alla triste classe politica di questi ultimi quindici anni: “Si può dire della politica”, il grande uomo in effetti lo diceva dell’amore, “quello che si dice dei fantasmi e cioè che tutti ne parlano ma nessuno la vede”.

E infine una valutazione di merito: “la politica fa degli uomini ciò che le banche fanno della moneta: danno loro il valore che vogliono, e noi siamo costretti ad accettarli secondo il loro corso, e non secondo il loro vero valore”. In effetti il grande memorialista lo dice dei sovrani, ma visto il comportamento della nostra classe politica non mi pare vi sia nessuna differenza!

Pietro Atzeni

03
Apr
12

Ma fatemi il favore

Ma fatemi il favore


 

Credere che

uomini cinici con la partita doppia

al posto del cuore

che decidono e pianificano la vita

in terra

con un unico obiettivo

il profitto

pensino a un domani per noi

sarebbe come pensare

che chi ci ruba il portafogli

lo faccia per depositare il contante

nel nostro conto in banca

Poesia tratta dalla raccolta “Tra terra e cielo” di Pietro Atzeni, ed. Cinquemarzo, Viareggio 2009 

Pietro Atzeni

29
Mar
12

Un paese ben strano questo nostro

Un paese ben strano questo nostro



Un paese ben strano questo nostro. Un paese con la terza riserva aurifera al mondo ma che ci dicono in bolletta. Un paese che importa dall’estero prodotti tessili e alimentari, con le inevitabili conseguenze che questo comporta, e si meraviglia della dilagante disoccupazione e fa crociate per la soppressione dell’art. 18 l’unico ostacolo, sembra, allo sviluppo! Un paese dove le aziende, una dietro l’altra come le ciliegie, attratte dal miraggio del maggiore profitto, prendono baracca e burattini e vanno all’estero, e le sempre meno rimaste son costrette a subire la maggiore imposizione fiscale al mondo. Un paese che in nome della Democrazia, che si spera quanto prima di avere anche in Italia, bombarda, o sanziona, i popoli amici, fornitori di petrolio, e lavoro per molte nostre aziende, contribuendo così all’aumento dei costi dell’uno e alla inevitabile perdita di migliaia di posti di lavoro nell’altro caso. Un paese che investe nella scolarizzazione enormi risorse per consegnare alla fine del percorso spesso i migliori, gratis, ad aziende e paesi stranieri perché nel nostro l’unica prospettiva è la fame. Un paese che si indigna per le probabili trombate del proprio Presidente del Consiglio e messo a novanta dal suo sostituto pare si dichiari molto soddisfatto di lui. Potrei continuare ma mi fermo qui aggiungendo a conclusione un’ultima cosa. Un paese, insomma, che attribuisce alle lobbies dei tassisti il mancato sviluppo e salvaguarda le banche, il vero artefice di tutte le nostre disgrazie, quali speranze può avere per il futuro?

 

Pietro Atzeni

25
Mar
12

I MONTONI, I CASTRATI E IL BECCAIO (OVVERO BREVE STORIA DI UNA POLITICA DA MACELLO)

I MONTONI, I CASTRATI E IL BECCAIO (OVVERO BREVE STORIA DI UNA POLITICA DA MACELLO)

Negli ultimi 20 anni, e poco più, la politica, o almeno l’uso che ne hanno fatto le presunte nazioni civili, ha avuto una inversione di corsa, infatti anziché proseguire per la strada tracciata dal passato ispirata a principi di equità sociale, ha scelto la via di un ritorno alle origini e progressivamente perciò la classe dei lavoratori ha perso molte di quelle tutele e quelle garanzie che nel tempo aveva conquistato. Sembra  quasi, per buona parte della popolazione, di essere tornati indietro di due secoli e più, nell’Inghilterra del XVIII secolo. E precisamente ci fa venire a mente la “legge sui poveri”, con la quale i padroni si dimostravano  opportunamente, e opportunisticamente, caritatevoli stabilendo salari minimi che garantissero la sussistenza dei lavoratori affinché non mancasse loro l’energia necessaria per poter ottemperare ai compiti assegnati e contemporaneamente la loro miseria e disperazione non fosse tale da sfociare in rivoluzione. Tutto questo è documentato dalla storia. La favola che segue “I montoni, i castrati e il beccaio”, tradotta da Vincenzo Spezioli (Edipem 1974 Novara), ben racconta con una metafora la nostra recente storia.

I castrati erano tutti in branco coi montoni. Entrò il beccaio, e finsero di non vederlo. L’uomo ne afferrò uno, lo trasse fuori e lo sgozzò. Gli altri vedevano e dicevano tra loro: “A me, non mi tocca: a te, non ti tocca: e lasciamo che acchiappi chi vuole!…” . Così ne restò, alla fine, uno solo. Diceva: “Come siamo stati pazzi! Quando eravamo tutti insieme potevamo fracassarti a testate… Ora invece!…”. E naturalmente fu sgozzato anche lui. Già: se anche tra gli uomini i montoni e i castrati non fossero tanti, dove mai sarebbero i beccai?

Oggi siamo al dunque, ognuno di noi è chiamato a scegliere se essere montoni, castrati oppure altro. Non è più tempo di giocare, l’uso che la classe politica ha fatto del proprio potere è stato devastante, e i singoli mugugni non evitano la macellazione.

Pietro Atzeni

27
Feb
12

L’uccellino e la volpe

L’uccellino e la volpe

Conoscete la storia dell’uccellino che andò a beccare per terra le briciole di pane tra il bue e il carro? Potrà sembrare strano ma, anche da una storiella così in apparenza leggera, si possono trarre degli insegnamenti profondi. Un agricoltore dopo aver portato il suo raccolto al mercato, nella via del rientro vista la giornata afosa, decise di fermarsi sotto un albero e di rifocillarsi. Seduto nel cassone incominciò a mangiare un tozzo di pane. Mentre mangiava, delle briciole caddero per terra, tra il carro e il bue che faceva da traino. Un uccellino si accorse di ciò e infilatosi sotto, saltellando incominciò a beccare quelle briciole. Improvvisamente l’agricoltore fu preso da repentino bisogno fisiologico e frettolosamente scese dal cassone e andò a cercarsi un luogo appartato. Per una ragione misteriosa che ancora non si riesce a spiegare, anche il bue sentì analogo bisogno, e una montagna di escrementi rovinò addosso al povero uccellino, seppellendolo. Una volpe che passava da quelle parti aveva osservato la scena e subito si precipitò sul luogo dell’accaduto.

“Oh, povero uccellino”, disse la volpe mentre girava, annusando, attorno a quella montagna, “dimmi dove sei che ti tiro fuori”. L’uccellino cercò di urlare, ma dalla gola gli uscì un suono strozzato, ma sufficiente alla volpe per individuare dove fosse. Con la zampa lo levò dalla cacca. “Povera creatura”, disse con fare quasi amorevole mentre lo ripuliva, “hai visto che ti ho tirato fuori da lì?”. L’uccellino fece per ringraziare ma non fece a tempo perché la volpe, completata la pulizia, lo divorò in un sol boccone. Questa favola ha una morale: non sempre chi ti mette nella merda vuole il tuo male, così come chi te ne tira fuori non vuole il tuo bene. Tutto questo a beneficio di coloro che ritengono che la prima repubblica ci abbia messo nella merda, sì, e la seconda abbia continuato, ma che il governo tecnico ce ne stia tirando fuori, o almeno ci stia provando! Ogni altro commento è inutile.

 

20
Feb
12

Il cacciatore… cacciato da un cervo

Il cacciatore… cacciato da un cervo

Qualche settimana fa l’amica Carla Sannia mi ha mandato un filmato a dir poco eccezionale. Il filmato riprende un cacciatore preso ripetutamente a ceffoni, ma sarebbe meglio dire a zoccolate, e messo a terra da un cervo. Quale insegnamento possiamo trarne noi da queste immagini? L’insegnamento che possiamo trarne è che anche le creature più pacifiche di questo mondo se messe alle strette possono rappresentare un problema per i loro carnefici, e nel caso presunti tali. Post che dedico alla nostra classe politica, di destra, sinistra o centro, governo tecnico incluso, che sia non fa differenza, che quanto visto possa servire loro come oggetto di riflessione. Buona visione.